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lunedì 4 novembre 2013

GOOGLE GLASS MINACCIA PRIVACY E SICUREZZA ?

Basta guardare attentamente la scheda dati per capire, anche se non siete grandi esperti, che non si tratta solo del nuovo gadget tecnologico di inizio secolo, ma di un potente strumento digitale miniaturizzato.

Da guerra metropolitana?
Protagonista di future rivolte e controrivolte di piazza?
Forse no, anche se la tecnologia è di ispirazione militare. Comunque da aspiranti 007 certamente sì.
Si dice: è un PC + smart phone da indossare. Ma non è solo così, perchè le sue eccezionali facoltà lo rendono anche pericolosamenteambiguo. Grazie alla tecnologia del riconoscimento facciale Google Glass è infatti in grado di violare segretamente la privacy di quanti appaiono nel suo campo visivo. «Abbiamo ripetutamente dichiarato che non introdurremo il riconoscimento facciale nei nostri servizi» - diceva il portavoce del progetto Steve Lee a metà maggio, in risposta ai dubbi espressi dal Congresso Usa . Però aggiungeva «a meno che non ci sia una valida soluzione per la tutela della privacy».
Da quel momento le sperimentazioni sono continuate a spron battuto e non sappiamo se si siano individuate forme di tutela diverse da una luce che blinka quando i Glass sono in funzione e/o dal fatto che, come in seguito sostenuto, «se qualcuno ti sta filmando non puoi non accorgertene».

Oltre a ciò, secondo analisti che si preoccupano anche dell'aspetto pedagogico e neurologico, l'uso dei Glass sin dalla prima adolescenza può esser tale da far tendere a zero il bisogno della propria memoria biologica.
Immaginate che un bambino di 10-12 anni cominci ad usarli costantemente. Per lui l'apprendimento dell'aritmetica, della storia , della geografia e altro si ridurrà ad una costante consultazione di una sorta di protesi che gli fornisce informazioni e soluzioni ad ogni domanda. La sua memoria non sarà sollecitata più di tanto. Il suo senso dell'orientamento e la ricerca dei percorsi, per allontanarsi o per rientrare a casa, dipenderanno più da Google Maps che non dalla sua reale esperienza. Non parliamo poi dell'educazione e delle esperienze sessuali: un tema questo che ha già sollecitato enormi pruderie in alcuni ambienti in cui si produce pornografia.

Come sempre pertanto, ciò che definiamo innovazione tecnologica, assume un ruolo bivalente nelle nostre vite : da una parte accresce le nostre capacità e fornisce soluzioni, dall'altra ci inibisce ed evoca problemi sconosciuti.

Comunque chi pensava di regalarlo a Natale al figlio o alla fidanzata non avrà questa gioia. I Boss di Mountain View, padroni di Google Inc., stanno esasperando la fase di sperimentazione e spostando progressivamente la data di comparsa sul mercato dei consumatori. L'unica attuale certezza è un generico: "lo avrete nel 2014". In Usa forse saranno in vendita a primavera.

Google Glass, al dunque, è un computer portatile con un mini schermo (equivalente a 25 pollici visti da 2 metri di distanza) sovrapponibile a un paio di occhiali comuni e visibile nell'angolo superiore della lente di destra. È stato sviluppato nell'ambito del progetto di ricerca detto "Project Glass". La sua missione commerciale è immettere nel mercato di massa un minicomputer da 12-16 Gbyte assolutamente diverso dai precedenti. La sua missione strategica è consentire a Google Inc. di assumere una leadership incontrastata nell'Era Digitale.

Quest'ultimo aspetto dovrebbe sollecitare ampie riflessioni: nelle istituzioni governative preposte al controllo, nelle associazioni di consumatori e negli individui maggiormente consapevoli, se si considera che l'impero digitale di Mountain View ha, negli ultimi anni, assunto dimensioni e comportamenti invasivi e aggressivi, grazie al vasto arcipelago delle sue competenze e servizi che spaziano dal motore di ricerca più consultato in assoluto a YouTube e su pe' li rami fino a Google +, a Google Maps, a Google Earth.
Una Entità che si comporta sempre più in modo sovrannazionale e che è percepita dai suoi utenti come un Grande Fratello, autorizzato da noi a indirizzare le nostre scelte e i nostri gusti e contemporaneamente sollecitato a spiarci dallo USA PATRIOT Act. Però inspiegabilmente benevolo. Per contro il legame che Google stabilisce con i suoi utenti, di volta in volta regolato dall'adesione ai Termini e Condizioni d'Uso, appare come un reticolo di Norme rigide che consentono di sanzionare e allontanare e/o interdire dall'utilizzazione chiunque non risulti - a supremo inappellabile parer di Google - gradito.

Google Glass visualizza le informazioni come uno smartphone ma, ecco la vera differenza : lascia le mani libere e può comunicare con Internet tramite comandi vocali.
Google sta pensando a partnership con alcuni grandi produttori di occhiali da sole, fra cui Ray- Ban, ma vuole anche aprire negozi al dettaglio per consentire ai clienti di provare il dispositivo. Da qualche giorno circola la notizia per la quale Google sarebbe il proprietario di due enormi piattaforme galleggianti poste nella baia di San Francisco e al largo di Portland , le quali sarebbero, secondo alcune fonti: server extraterritoriali, secondo altre invece : giganteschi punti di esposizione e vendita da ancorare di volta in volta, per ora, nei grandi porti delle coste nordamericane.
In futuro non si esclude la comparsa di altre piattaforme in Asia, Europa e Sud America.

Attualmente in USA è in circolazione l'Explorer Edition (versione per la sperimentazione). Questa non può essere utilizzata da persone che portano gli occhiali da vista, ma i produttori hanno recentemente confermato che stanno per fornire una nuova versione : «sarà un modello anche per miopi e presbiti. E andrà bene anche per gli occhiali da sole».
Glass nasce all'interno di "Google X", un laboratorio top secret californiano che funziona alle dirette dipendenze di Larry Page, uno dei padri fondatori di Google. Il progetto è stato annunciato ed è curato da tre scienziati : Mr. Babak Parviz, un ingegnere elettronico che si diletta anche a inserire schermi nelle lenti a contatto ; Mr. Steve Lee, specialista di geolocalizzazione e Mr. Sebastian Thrun, che lavora anche per realizzare l'automobile senza autista. Mr. Thad Starner, esperto di realtà aumentata, è il direttore del progetto.

Sebbene gli schermi da testa per la realtà aumentata non siano una nuova idea, il progetto ha scatenato una morbosa attenzione da parte dei media. Non solo perchè è firmato Google, ma anche a causa delle previsioni di vendita adombrate da alcune società di ricerca. Alcune si limitano a predire 5-8 milioni di Glass nel 2016, altre invece, tra cui l'autorevole ABI Research, ipotizzano la stratosferica vendita di 485 milioni di pezzi, da oggi al 2018, appartenenti all'intera famiglia deidispositivi indossabili (quindi anche smartwatches, cuffie e cuffiette, bracciali per sportivi, etc...). E Google Glass punta a diventare il Re dei dispositivi indossabili.

Il prodotto aveva affrontato i primi test nell'aprile 2012. Immediatamente Sergey Brin, l'altro padre fondatore di Google, l'aveva indossato in pubblico, alla Foundation Fighting Blindness di San Francisco. Da quel momento i media di tutto il mondo hanno cominciato a "tracciare" gli sviluppi e gli abilissimi promoter di Google, come sempre, hanno orchestrato il coro degli informatori, trasformando le aspettative, il consenso e i dubbi sulla sperimentazione nella più grande campagna pubblicitaria gratuita mai realizzata.
Nel maggio 2012 è stato mostrato il primo video di prova girato con i Google Glass. Poi si è prestato a fare da testimonial il vicegovernatore della California, Gavin Newsom. A giugno 2012 paracadutisti e appassionati di mountain bike, in diretta streaming, hanno confermato le grandi capacità di ripresa video.
Un anno dopo il vero colpaccio mediatico: il 21 giugno 2013, il medico spagnolo Pedro Guillen, primario della Clínica Cemtro di Madrid , è diventato il primo chirurgo della storia che ha ripreso e trasmesso un intervento nel corso del quale indossava i Google Glass.
Grazie a Droiders, società spagnola , titolare dei diritti del sistema in Spagna, un impianto di condrociti nel ginocchio di un paziente di 49 anni, è stato visto in streaming in tutto il mondo su Internet, permettendo a un altro medico, il dottor Homero Rivas (Facoltà di Medicina dell'Università di Stanford, California) di partecipare da posizione remota all'operazione. L'esperimento è stato ripetuto il 17 settembre 2013 e stavolta è stato seguito in 250 ospedali del mondo. A quel punto Google Glass era comunque sdoganato se non altro per usi scientifici e professionali.
Unitamente alla campagna mediatica è scattata su grande scala la sperimentazione : a giugno 2013 utenti potenziali del Regno Unito sono stati sollecitati ad usare il prodotto e hanno rilasciato commenti sul suo utilizzo.
In USA qualche mese prima era stato varato il Programma Glass Explorer dedicato agli sviluppatori di applications e ai consumatori finali. I candidati dovevano inviare un messaggio - di 50 parole o meno su Google+ o Twitter con l'hashtag " # ifihadglass" - ed erano selezionati durante incontri a New York , San Francisco o Los Angeles dove ottenevano, per la modica somma di 1500 dollari, la versione Explorer dei Google Glass. Ovviamente c'è stato un effetto valanga. Una grandinata di richieste, poi abilmente selezionate.
Qualcuno però, dopo essere entrato in possesso dell'oggetto, ha provato a metterlo all'asta su E-Bay raggiungendo offerte che hanno superato i 15.000 dollari.
In occasione delle prime consegne agli sperimentatori si cominciò a capirne di più: l' Explorer Edition riceve i dati tramite Wi-Fi oppure via Bluetooth. Il 16 aprile 2013, Google annunciava che la produzione delle "unità iniziali" per la sperimentazione era stata completata e rilasciava anche una pagina web di configurazione per i Glass . Dopo una serie di test sulla qualità audio video e sul controllo dei volumi, in agosto, sono state selezionate 10.000 persone per testare la prima versione del dispositivo.

Nel frattempo erano scesi in campo alcuni competitors dalle sigle altisonanti: parliamo di Microsoft, che ha chiamato a raccolta un bel numero di partners asiatici e di Samsung che propone di integrare il suo già esistente smartwatch con un proprio Glass. Tra i concorrenti c'è da rilevare anche la presenza di un progetto italiano, denominato Glass Up, che sembra non sia per niente male.
Per batterli, già nella fase gestatoria, Google ha puntato allora sulle Applicazioni, ovviamente recuperando e inserendo nel dispositivo le proprie applicazioni già esistenti (Google Ora , Google Maps , Google+, Gmail, etc...) ma soprattutto sollecitando i suoi sviluppatori-sperimentatori a darsi da fare e a spronare la fantasia. Il motto ormai è "l'intelligenza collettiva al nostro servizio".
Grazie ad un sapiente dosaggio di informazioni riservate al parco sperimentatori, molti sviluppatori hanno realizzato dunque applicazioni per Glass. In dettaglio: per gestione notizie, riconoscimento facciale, manipolazione di foto e condivisione con i social network, ma anche giochi, ricette di cucina , etc...
Già il 16 maggio 2013, Google ha annunciato il rilascio di sette nuove applicazioni, tra cui: gestione appunti (Evernote), notizie di moda di Elle e "lanci" della CNN.
In seguito ha annunciato in agosto un lettore video integrato con controlli di riproduzione, la possibilità di inviare un aggiornamento di percorso e quella di salvare le note di Evernote. Diversi altri miglioramenti includono controlli di volume e un migliore riconoscimento vocale.
Il riconoscimento vocale è un punto cruciale. Come accennato infatti Glass è attivato anche a voce.

All'inizio i portatori possono semplicemente inclinare la testa a 30° verso l'alto o toccare l'asta di sostegno che funziona come un touchpad o dire«OK, Glass». Una volta in funzione i portatori possono impartire comandi. Ad esempio : «Scatta una foto», «Registra un video», «Dimmi in quale anno è morto Napoleone», «Dammi indicazioni per andare al Colosseo»,«Comprami un biglietto per un concerto», «Invia un messaggio a Dora» o altro. I risultati compaiono sul minischermo e le risposte vocali si ottengono attraverso un transduttore posto accanto all'orecchio, con un volume però che deve risultare impercettibile alle altre persone nei pressi. Su quest'ultimo aspetto sono sorte controversie, tant'è che si parla oggi di un auricolare mono.

Nel novembre 2012, Glass è stato definito dalla rivista Time «una delle migliori invenzioni dell'anno» ma a quel punto sono anche emersi i problemi.
Le facoltà e la funzionalità di Glass unitamente all'aspetto discreto e minimalista hanno convinto gli esperti a definirlo «un dispositivo che minaccia sia la privacy che la segretezza».
Preoccupazioni sono state sollevate da varie fonti circa l'intrusione e l'etica. «Utilizzare il dispositivo in pubblico e filmare persone senza il loro permesso? Non si può!»
Di fatto chi indossa tali occhiali può essere in grado di identificare gli estranei in pubblico utilizzando il riconoscimento facciale o surrettiziamente registrare e trasmettere immagini e conversazioni private.
Altre preoccupazioni sono state sollevate sulla legalità di Glass in Russia, Ucraina e altri paesi dell'ex Impero Sovietico.
Problemi di privacy e sicurezza sono stati sollevati da una Commissione del Governo USA anche nel caso in cui il dispositivo (come se fosse un'arma potenziale) venisse rubato o perso. Per affrontare queste emergenze Google ha risposto che sta lavorando a un sistema di blocco da remoto che utilizza l'interfaccia web.

Molto determinati appaiono i Casinò: «qui da noi - dicono a Las Vegas a ad Atlantic City - i Glass non entreranno mai». Anche molti bar e ristoranti si associano al divieto. Il Ministero dei Trasporti inglese e quello del West Virginia in Usa hanno già chiarito che: «chi indossa i Glass durante la guida commette un reato penale».
Nel corso della sperimentazione si è creato inoltre uno strano "garbuglio". Il Programma Explorer afferma, a proposito dei Termini d'Uso, che: «non si può rivendere, prestare, trasferire o dare il vostro dispositivo ad altre persone. Se lo fate senza l'autorizzazione, Google si riserva il diritto di disattivare il dispositivo e nessuno sarà rimborsato». Considerando che chi ha in mano i Glass li ha anche pagati 1500 dollari, la rivista Wired Usa ha commentato questa politica scrivendo: «Benvenuti nel nuovo mondo, quello in cui le aziende vogliono mantenere il controllo dei loro prodotti , anche dopo che i consumatori li acquistano.»

Allo stato attuale quindi non sembra che i Google Glass ( e gli altri simili dispositivi indossabili) avranno vita facile . Lo scontro con le Autorità dei diversi Governi è lo scoglio maggiore da aggirare. Sarà anche perchè molti Governi hanno scoperto che Google non paga le tasse sui territori da dove trae i suoi profitti?

sabato 2 novembre 2013

PRIMA SPERIMENTAZIONE MONDIALE DI LEVITAZIONE ACUSTICA

VINCERE LA FORZA DI GRAVITA’ SFRUTTANDO LE PROPRIETA’ DEL SUONO manipolare la materia per far muovere gli oggetti nell’aria? Da oggi è possibile, stando allo studio di un gruppo di ricercatori del Politecnico Federale di Zurigo che, grazie ad un particolare campo di levitazione acustica, hanno elaborato un nuovo metodo per tenere in sospensione la materia senza aver bisogno di alcun contatto fisico. Lo studio è stato disponibile on line sulla rivista Pnas.Con levitazione si intende la capacità di far spostare la materia dal luogo X al luogo Y e, ad oggi, trova alcune applicazioni in vari settori scientifici, dall’elaborazione di nuovi materiali alla biochimica. Come realizzare questo spostamento? Gli scienziati sfruttano i principi elettrostatici, ottici e magnetici che riescono a contrastare la forza di gravità e che si applicano a particelle su scala microscopica e/o a materiali con particolari proprietà fisiche. I progressi di questa nuova ricerca sono notevoli.Uno degli autori dello studio, Daniele Foresti del Politecnico Federale di Zurigo spiega che “nella levitazione acustica, le onde sonore tra una superficie emittente ed una superficie riflettente generano un campo acustico. Tale campo può annullare la gravità ed intrappolare piccole quantità di materia, simili a goccioline, in regioni dello spazio immobili e relativamente stabili, conosciute in fisica come nodi”. L’esperimento è disponibile in un video girato dai ricercatori. Più in dettaglio, grazie a questo campo modulabile nello spazio-tempo, è possibile far levitare, trasportare in aria e ruotare oggetti di diverse forme, da quella quasi sferica delle goccioline d’acqua a quella allungata di uno stuzzicadenti.


IL LEVITATORE CHE PERMETTE DI MUOVERE OGGETTI CON UNA SEZIONE FINO A 7 MILLIMETRI, può anche spostare gocce di leghe metalliche fuse che possono essere miscelate insieme per formare nuovi materiali oppure componenti solide e liquide, evitando qualsiasi interazione o comunicazione. L’idea centrale – nelle parole di Daniele Foresti – è questa: usare tanti levitatori, l’uno vicino all’altro, e capire come far passare la palla da uno all’altro, guidando in questo modo il movimento di un oggetto, come in una chitarra dove la forma fa praticamente tutto, il mantenere il controllo delle onde e la risonanza”.La validità del metodo utilizzato, che non dipende da speciali proprietà del materiale (magnetiche, ottiche o elettriche), è dimostrata da un ampio spettro di esperimenti, tra cui la transfezione del Dna, cioè il processo di introduzione di materiale genetico all’interno di cellule di diversi organismi. “La levitazione acustica non l’abbiamo di certo inventata noi. Strumenti per la levitazione acustica, ossia usare onde sonore per mantenere in aria piccoli oggetti, esistevano già da decenni ma si tratta di una levitazione statica in cui gli oggetti vengono mantenuti in equilibrio in un punto. Si tratta di uno strumento che potrebbe avere applicazioni in molti campi, come ad esempio in quello farmaceutico”, ha concluso Daniele Foresti.Questa tecnica di levitazione acustica offrirebbe potenziali applicazioni nel campo della chimica come nella produzione di farmaci. Infatti, il sistema apre la strada a nuovi tipi di trattamenti, come il mescolamento e la coalescenza di goccioline – il fenomeno per il quale due gocce piccole si uniscono formandone una più grande – senza contatto fisico e l’incapsulamento solido-liquido, senza escludere possibili manipolazioni sui campioni radioattivi e chimici.

fonte: Il Fattaccio

INTEL STA INVESTENDO MILIARDI IN UNA MISTERIOSA TECNOLOGIA

Intel sta investendo miliardi di dollari in una nuova tecnologia mezza sconosciuta che non si sa ancora se funzionerà. Questo perché le potenzialità dei microchip come li conosciamo ora stanno raggiungendo la soglia limite.


E l'amministratore delegato del gruppo Usa, Brian Krzanich, è convinto che la litografia avanzata a ultravioletti estremi (EVUL) sia la risposta. 

Più transistor ci sono in un chip e più potente questo diventa, senza utilizzzare spazio o energia ulteriore. È la ragione per la quale i computer sono diventati esponenzialmente più veloci e piccolinegli ultimi decenni. 

Ma a meno che non si trovi una nuove soluzione tecnologica innovativa, che prenda un'altra direzione, il mondo hi-tech sta raggiungendo il limite scientifico della legge di Moore

Intel sta per produrre transistor così microscopici che la loro performance sarà influenzata dallameccanica quantistica. Ma il gruppo sta pensando al futuro. 

Come diceva la stella del'hockey su ghiaccio, Wayne Gretzky, "non vado nella direzione dove il disco è stato, ma dove sarà". La citazione è talmente illuminante da avere ispirato nientepopodimenoche Steve Jobs.

La tecnologia EVUL dovrebbe consentire a Intel di trovarsi preparata nel posto giusto dove ha previsto che l'industria dei microchip è diretta. Se la tecnologia funzionerà, l'azienda potrà continuare a produrre semiconduttori più piccoli, più veloci e più efficienti. 

Ma prima bisogna scoprire come lavorare su scala commerciale. È più facile a dirsi che a farsi.

In teoria la litografia avanzata a ultravioletti estremi consente alle aziende come Intel di usare lunghezze d'onda di luce per aumentare la definizione e raggiungere un prodotto molto più piccolo di quello che l'occhio umano è in grado di vedere. 

La lunghezza d'onda è infatti molto più corta di quella della luce visibile. Questo consente alla litografia avanzata a ultravioletti estremi di produrre chip il cui circuito ha caratteristiche molto più piccole, consentendo capacità di memoria di vari ordini di grandezza maggiore delle attuali velocità operative, molto maggiori di quelle dei dispositivi elettronici odierni.

Più piccola è la lunghezza d'onda utilizzata e più piccola e esatta l'incisione sarà. La tecnologia è nel radar di Intel dal 1997 e sono in tanti a ritenere che sia il prossimo passo per superare la legge di Moore e permettere al settore dei semiconduttori di continuare a crescere. 

In realtà è dagli inizi degli anni 2000 che il Center for X-Ray Optics (CXRO) del Berkeley Lab della celebre università californiana collabora con società di semiconduttori per sviluppare le infrastrutture necessarie per la ricerca leader mondiale e per lo sviluppo nel campo della EUVL. L'obiettivo dei ricercatori è creare l’attrezzatura MET5, uno strumento unico con il doppio della risoluzione effettiva dei migliori strumenti attualmente in commercio, a esposizione di microcampo. 

Nel 2009 l'azienda olandese ASML ha presentato una fonte di luce che poteva produrre una lunghezza d'onda di luce appriopriata con una certa affidabilità. Tuttavia da allora i progressi sono stati pochi e questo è uno dei motivi per cui Intel ha deciso di investire 4 miliardi e 100 milioni in ASML la scorsa estate.

fonte: Wall Street Italia

venerdì 1 novembre 2013

CREATA SUPERBATTERIA PER TELEFONINI, DURA SETTIMANE

Alcuni scienziati di sostanze e materiali della Vanderbilt University, a Nashville negli Stati Uniti, hanno sviluppato unsupercondensatore fatto di silicio che se integrato in un chip potrebbe dare ai cellulari settimane di vita con una sola carica. Praticamente un sogno per chiunque.


Mashable riporta che essendo diversi dalle batterie, che lavorano su reazioni chimiche, questi supercondensatori in silicio possono essere caricati in pochi minuti e durare molto più a lungo.

In un primo momento il silicio era stato considerato inadatto per i supercondensatori a causa del modo in cui reagiva con gli elettroliti.

Il professor Cary Pinta, che ha guidato il team di sviluppo di Vanderbilt, ha dichiarato: "Se chiedete agli esperti di fare un supercondensatore di silicio, vi diranno che si tratta di una pazza idea. Ma noi invece abbiamo trovato un modo semplice per farlo".

Il team di Pinta ha rivestito il silicio in carbonioe stabilizzato la sua superficie rendendolo perfetto per immagazzinare energia.

"Quasi ovunque oggi serve l'elettricità", ha detto Pinta. "Più siamo in grado di integrare lo stoccaggio di alimentazione a materiali e dispositivi esistenti e più compatto ed efficiente diventerà".

fonte: Wall Street Italia

lunedì 28 ottobre 2013

USI ATTUALI E FUTURI DELLE CELLULE STAMINALI

Quello della lucertola è uno degli esempi che più piace raccontare ai ricercatori che si occupano di cellule staminali. Perché se questi rettili perdono la coda per autodifesa, o se gli viene tagliata, in poco tempo ricresce. Un po’ quello che vorremmo accadesse per certi organi o tessuti difettosi del nostro organismo. L’undici ottobre, tra le mura dell’Università Statale di Milano, alcuni dei più affermati ricercatori italiani hanno parlato della “Frontiera terapeutica delle staminali” durante una giornata organizzata dal centro di ricerca sulle cellule staminali UniStem. Ovvero al giorno d’oggi quali malattie possono essere curate con le staminali e quali saranno le prossime tappe?


Pelle e cornea

La primissima volta che le cellule staminale vennero usate a scopo curativo erano gli anni ’80. Alcuni ricercatori pensarono che forse le cellule sane della pelle, in grado di rigenerarsi di continuo, potevano essere usate per curare ustioni particolarmente gravi, che altrimenti in molti casi potevano rivelarsi fatali. L’ipotesi si rivelò giusta. Le cellule dell’epitelio di rivestimento, che ricopre l’interno ed esterno del nostro organismo, hanno continuamente bisogno di essere esfoliate e rigenerate, e ci riescono grazie alle cellule staminali. Una sorta di “riserva” di cellule non ancora differenziate che al momento del bisogno possono trasformarsi in cellule della pelle e garantire un ricambio per tutta la vita. «Noi abbiamo riprodotto quanto fatto per la pelle dei grandi ustionati sulla cornea – racconta a Linkiesta Paolo Rama, primario dell'unità operativa di oculistica dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano – che è sempre una superficie esterna del nostro organismo. Partendo da questa idea Graziella Pelligrini e Michele De Luca, a livello preclinico (studi su animali e in vitro), provarono a fare la stessa cosa per la superficie della cornea. Pubblicando poi, sulla rivista Lancet nel 1997, la dimostrazione che era possibile riprodurre questa procedura, anche per ricostruire lo strato superficiale della cornea».

Da lì è nata una collaborazione tra oculisti clinici e ricercatori di base che ha permesso di mettere a punto la metodica, rendendola riproducibile. Quando parliamo di cellule staminali è infatti necessario studiare nei minimi dettagli, come fare il prelievo delle cellule; come farle espanderle in coltura, aumentandone il numero pur mantenendole allo stato di cellule staminali; come somministrarle al paziente. Tutto deve essere provato, verificato, e seguire le norme di buona preparazione (Gmp) usate anche per i farmaci. Ma soprattutto deve essere riproducibile in qualsiasi laboratorio nel mondo. «Noi abbiamo cercator di rendere l’applicazione il più fattibile e riproducibile dal punto di vista clinico – continua a raccontare Rama – e alla fine tutte questo lavoro è stato riconosciuto con un articolo scientifico pubblicato sul Nejm».

Per quanto riguarda la cornea il trasferimento delle cellule staminali avviene tramite un supporto assorbibile di fibrina, simile a una lente a contatto. Quando questa lente viene messa a contatto con la cornea, lo strato di fibrina viene assorbito, e le cellule staminali trovano le loro sedi. In questo modo ricominciano a produrre un epitelio normale. «Tutte le superfici di rivestimento, come anche le vie respiratorie e gastrointestinali, contengono staminali e probabilmente un giorno si troverà una cura simile anche per questi tessuti» afferma il primario del San Raffaele.

Terapia genica

Un'altra area terapeutica dove di recente le cellule staminali hanno fornito risultati incoraggianti anche in studi clinici è la terapia genica applicata a staminali: anziché sostituire un gene difettoso (introdurre un gene può essere pericoloso perché può andare in qualsiasi cellula) si corregge il gene nelle cellule staminali, che poi vengono somministrate ai pazienti. In questo modo tutte le cellule figlie saranno corrette geneticamente. Quello di cui si occupa Alessandra Biffi, del Tiget di Milano: «Da oltre trenta anni le cellule staminali ematopoietiche (Cse) estratte dal midollo di donatori sani, sono impiegate per il trattamento del trapianto di midollo/di cordone, con risultati variabili a seconda della patologia considerata. Da circa dieci anni invece, sono stati sviluppati approcci di terapia genica basati sull'utilizzo di Cse autologhe (del paziente) e vettori virali in grado di correggere in queste cellule il difetto genetico alla base della malattia. Questi approcci sono stati per lo più testati in modelli preclinici e nel caso della nostra esperienza sulla leucodistrofia metacromatica hanno raggiunto una fase di sperimentazione clinica, con risultati ad oggi molto promettenti».

Malattia trapianto contro ospite

Poi ci sono le cellule mesenchimali, staminali che rilasciano fattori in grado di regolare azioni e meccanismi all’interno dell’organismo. In questo caso le staminali hanno più un effetto terapeutico che sostitutivo: danno uno stimolo e poi scompaiono, come fosse una terapia farmacologica attraverso cellule. Martino Introna, responsabile scientifico del Laboratorio di terapia cellulare degli Ospedali Riuniti di Bergamo, racconta a Linkiesta che «le cellule staminali mesenchimali ottenute da colture a lungo termine (circa un mese) di campioni di midollo osseo, hanno forti capacità immunosoppressiva e anti infiammatoria, entrambe studiate sia in vitro che in vivo in molti modelli sperimentali. Da alcuni anni queste cellule vengono impiegate anche in situazioni cliniche caratterizzate da gravi stati di infiammazione e autoimmunità in cui i tradizionali farmaci anti infiammatori (come il cortisone) hanno fallito. In particolare noi abbiamo ricevuto specifiche autorizzazioni dall'Istituto Superiore di Sanità e dalla Agenzia Italiana del Farmaco per condurre dei trials clinici sperimentali di fase I/II con queste cellule mesenchimali staminali midollari in pazienti affetti da sclerosi multipla , in pazienti in insufficienza renale cronica che ricevono un trapianto renale da donatore vivente e in pazienti con malattia trapianto contro ospite e resistente agli steroidi».

Medicina rigenerativa cardiovascolare

«Il campo cardiovascolare è un po’ complesso e a oggi gli studi clinici danno un’indicazione di proteggere, più che rigenerare il cuore – spiega a Linkiesta Maurizio Pesce del Laboratorio di ingegneria tissutale cardiovascolare del centro cardiologico Monzino di Milano – con risultati piuttosto modesti rispetto altri». In questo caso vengono usate cellule prese dal sangue periferico o dal midollo dei pazienti, che dopo purificazione secondo Gmp, vengono rinfuse nel paziente. Le principali applicazioni sono due: ischemia del miocardio (cuore) e periferica (vasi). La prima con diversi trattamenti convenzionali che in alcuni casi però non danno l’effetto sperato, la seconda con scarsa possibilità di trattamento.

«Poi ci sono terapie più di frontiera che ancora non sono arrivate in clinica – continua Pesce – come l’ingegnerizzazione dei tessuti. Processo che coinvolge anche molte altri discipline come la bioingegneria, la scienza e fisica dei materiali. Il sogno è arrivare alla “produzione” di un vaso completamente artificiale che possa essere utilizzato come bypass naturale, per un intervento di riperfusione del miocardio ischemico, e che non vada incontro a restenosi».

Il secondo obiettivo di cui parla il ricercatore del Monzino è quello di istruire la cellule del miocardio a rigenerare il cuore dopo infarto. Un’altra area di ricerca di base legata allo screening di materiali biocompatibili che potrebbero essere usati per combinare cellule diverse e generare un tessuto in grado di integrarsi e andare a sostituire quello morto o danneggiato. Chi si occupa di ingegneria tissutale cardiovascolare sta cercando di seguire un approccio simile a quello seguito per la cornea, dove però è tutto più facile perché le cellule sono di un tipo solo e la struttura del tessuto e laminare, formata da un solo strato. Il cuore invece è più complicato, si trovano diversi tipi di cellule ha un’architettura più complessa.

Costruire un tessuto in grado di sostituire le parti mancanti o danneggiate di un organismo. Oppure utilizzare combinazioni di materiali per istruire il tessuto danneggiato ad andare verso la rigenerazione, attraverso un’operazione di risveglio delle staminali. Un po’ come fa la lucertola. Queste saranno le ricerche di frontiera che vedranno una sperimentazione preclinica non prima di 5 o 6 anni.


Twitter: @cristinatogna


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/

martedì 22 ottobre 2013

RITROVATI MANUFATTI ATTESTANTI L'INCONTRO TRA I MAYA E GLI ALIENI

Alcuni manufatti ritrovati in una piramide circa ottanta anni fa in una piramide Maya, testimoniano il contatto con gli antichi alieni.


La notizia giunge dal Messico da dove solo ora è stata rivelata al pubblico dal governo.

Si tratta di una serie di pietre con incisioni raffiguranti dischi volanti e creature aliene, che sono state portate alla luce circa ottanta anni fa da un gruppo dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH).

Dai test effettuati sui reperti, si notano chiaramente quattro oggetti volanti, un astronauta che controlla la sua nave e due cerchi nel centro che raffigurerebbero la Terra con la sua atmosfera, mentre su un altro reperto si nota una cometa, con vicino un Ufo e un altro dispositivo somigliante ad un martello intento a colpire proprio l’astro lucente.


Sono stati resi pubblici anche un codice interpretativo, dalla cui traduzione si deducono rapporti tra gli alieni e i Maya e alcune tracce di un atterraggio avvenuto 3000 anni fa all’interno della giungla.

“Questi ritrovamenti sono la prova che i Maya destinati a popolare questo pianeta per migliaia di anni, afferma il Ministro per il Turismo messicano Luis Augusto Garcia Rosado, furono costretti a fuggire dopo un’invasione di esseri con intenzioni oscure, lasciando dietro di sé la prova del contatto con una razza molto elevata”.

Presto, infatti la brillante scoperta diverrà oggetto di un documentario dal titolo “Rivelazioni dei Maya 2012 e oltre”.

“Questo ritrovamento è molto importante per l’umanità, non solo per il Messico che ha protetto queste informazioni per ottant’anni, dichiara Julia-Levy, produttore del documentario, è ora che la gente capisca la serie di eventi che stanno arrivando, e le conseguenze che avranno per tutti noi”.

Autore: Bartolomeo Alberico / Fonte: unmondoditaliani.com

lunedì 21 ottobre 2013

L'AUTO VOLANTE IN VENDITA DAL 2015

Tutti abbiamo sognato di possederla almeno una volta nella vita, in quelle intense giornate imbottigliati nel traffico cittadino, ora l’auto volante non è più un’utopia, ma diventerà realtà “tangibile” nel 2015, anno in cui verrà messa in vendita al pubblico.

Ad annunciarlo i chief di Terrafugia, società che ha prodotto la TF – X, l’auto – velivolo, e che si dichiara pronta a lanciarlo sul mercato tra due anni.

Un auto due posti con quattro ruote, che può essere guidata come una normalissima vettura a gas e che all’occorrenza dispiega le ali per prendere il volo.

La Terrafugia Transition può raggiungere i 240km/h di velocità se la si usa come una semplice auto mentre ad alta quota tocca i 720km/h.

La società, con sede nel Massachusetts ha anche annunciato di essere al lavoro su un modello successivo al primo prototipo, un minivan abbastanza piccolo da poter entrare senza problemi in un garage e che non ha bisogno di una passerella per l’atterraggio.

“Il Transistion è l’evoluzione di un idea che ormai portavamo avanti da tempo e che tutti sognavano – ha detto il co founder e chief executive Carl Dietrich – è il simbolo di quello che possiamo realizzare”

Il prezzo di questo “gioiellino” si aggirerà intorno ai 290mila dollari e nonostante il costo elevati l’affare fa già gola a tantissimi.


fonte: You-ng

martedì 8 ottobre 2013

PRIMA GAMBA BIONICA PROVATA SU DI UN PAZIENTE

Zac Vawterm, un ingegnere di software americano, a cui era stata amputata una gamba nel 2009 in seguito ad un incidente stradale, ha ora ricominciato ad usare tutte e due le sue gambe grazie ad una nuova tecnologia in grado di far muovere l'arto protesico inferiore, usando la propria mente.


Bloomberg riporta che ci sono voluti quattro anni e otto milioni di dollari di finanziamenti, al dipartimento americano dell' Army’s Telemedicine and Advanced Technology Research Center, per riuscire a raggiungere l'obiettivo.

Viewter é ora il primo uomo ad avere testato unagamba bionica, che gli riesce a far compiere tutti i movimenti possibili, come se fosse la sua vera gamba: "Per me è tutto normale - ha dichiarato - riesco a compiere tutti i movimenti senza fare grandi sforzi"

Ma per portare la gamba bionica sul mercato ci vorranno ancora diversi passi da compiere. A Vawter infatti è permesso di utilizzarla solamente una volta a settimana, durante le visite alla clinica di Chicago.

Ma c'è chi sta lavorando al progetto. LaFreedom Innovations LLC, una società con sede ad Irvine, in California, sta cercando di rendere la gamba più piccola, più silenziosa e più robusta.

Si tratta dell'evoluzione. Stiamo passando dalle protesi che ci fanno solamente camminare, cercando di rimanere in equilibrio a, quelle del futuro, dove vi saranno incorporati alcuni sensori che ci permetteranno di misurare il nostro peso, la posizione esatta del ginocchio e il modo in cui ci stiamo girando.

La gamba bionica potrebbe essere disponibile nel giro di tre o cinque anni e potrebbe portare aiuto, ad esempio, ai milioni di soldati in tutto il mondo che hanno avuto amputazioni.

I prezzi invece sono ancora sconosciuti. Le protesi per le gambe che ci sono al momento costano intorno a qualche migliaia di dollari, ma con con l'aggiunta di alcuni dispositivi robotici potrebbero aumentare fino a 100 mila dollari. Ma sono ancora tutte ipotesi.

fonte: Wall Street Italia

martedì 1 ottobre 2013

REALIZZATO UN POLIMERO CHE SI AUTORIPARA

GLI SCIENZIATI SPAGNOLI HANNO CREATO UN POLIMERO CAPACE DI RIGENERARSI SPONTANEAMENTE SENZA L’AUSILIO DI ALCUN INTERVENTO ESTERNO.
Per questo motivo è stato soprannominato ‘Terminator’ a causa della sua somiglianza con il T-1000, robot capace di autorigenerarsi (autoripararsi). “Il nuovo materiale potrebbe essere utilizzato per migliorare la sicurezza e la vita delle parti in plastica in prodotti di uso quotidiano,quali componenti elettrici, automobili e persino nella costruzione di case, cottage e altri biomateriali”- cosi commenta David Mecerreyes, specialista nella chimica dei polimeri presso l’Università dei Paesi Baschi, Spagna.Questo primo polimero in grado di ‘auto-guarirsi’ a temperatura ambiente, è in grado di raggiungere la riparazione spontanea significativa in assenza di un catalizzatore.



HANNO DIMOSTRATO CHE DOPO ESSERE STATO TAGLIATO A META’ per ri-assemblare i pezzi, questi mostrano una efficienza di riparazione pari al 97% in sole due ore. Questa notizia è stata riportata dai ricercatori sulla rivista “Orizzonti dei Materiali” della Royal Society of Chemistry. L’auto-guarigione di questi “elastomeri termoindurenti” è stato realizzato con materiali polimerici comuni semplici e a basso costo, ha detto il ricercatore Ibon Odriozola, un elettrochimico della Technologies Centro CIDETEC a San Sebastian. “Che la poliurea e poliuretano, che hanno una composizione chimica simile e proprietà meccaniche, potrebbero essere utilizzati in una vasta gamma di prodotti commerciali, il che rende questo sistema molto attraente per una facile e veloce applicazione in campo industriale”.


>Fonte<
Redatto da Pjmanc: http://ilfattaccio.org

martedì 24 settembre 2013

LA STRANA MORTE DELL'UOMO CHE INVENTO' IL MOTORE AD ACQUA

In un periodo di prezzi alle stelle per benzina e gasolio, ritrova spazio la strana storia di Stan Mayer, l’ingegnere americano che aveva ideato questo economico motore e che morì poco dopo in circostante particolari: per i familiari fu avvelenato.


I prezzi di benzina e gasolio sono alle stelle ormai da tempo, la crisi si fa sentire ed i distributori hanno nettamente alzato il proprio tariffario facendo impallidire gli automobilisti di tutta Italia. Eppure c’era chi, qualche anno fa, aveva progettato un modo efficace ed assolutamente economico per alimentare il motore delle autovetture. Si tratta di Stan Meyer, un ingegnere statunitense che negli anni ’90 cominciò un progetto tanto spavaldo quanto impensabile per far funzionare attraverso l’elettrolisi ottenuta con la sola presenza di acqua un motore intero. Nessun utilizzo di bombole ad idrogeno, bensì lo sfruttamento di qualche litro del liquido più semplice presente sul pianeta Terra per far camminare una qualsiasi automobile.

inclusi i pareri sorpresi ma successivamente convinti dei giornalisti e tecnici presenti sulla scena. L’inventore americano riuscì ad ottenere tutti i brevetti necessari per rendere fruibile il proprio progetto, pubblicizzando in quegli anni la sua iniziativa come un semplice intervento meccanico a favore di qualsiasi automobilista. “Con soli 1500 dollari renderò il vostro mezzo in una water-car” fu l’epiteto di Meyer, il quale rifiutò persino una miliardaria offerta da parte di un proprietario petrolifero arabo dichiarando di voler sfruttare la sua tecnologia al servizio di chiunque, senza vendersi alle multinazionali. La sua avventura di tecnica e meccanica però lo condusse ad un tragico destino: nel 1998 Meyer fu trovato morto in un parcheggio di Grove City in Ohio, sua città natale.


C’è chi parlò di morte naturale, ma chi, come il fratello di Stan, ammise il possibile avvelenamento, un omicidio in favore dell’economia internazionale e del mondo capitalista che bloccò un’idea che avrebbe cambiato il mondo dell’energia e forse avrebbe fatto risparmiare molti comuni automobilisti.

Fonte: http://misteridalmondo2012.blogspot.it/2012/06/la-strana-morte-delluomo-che-invento-il.html

giovedì 5 settembre 2013

TEENAGER INVENTA TEST DIAGNOSTICO RIVOLUZIONARIO PER PREVENZIONE CANCRO

Jack Thomas Andraka: segnatevi questo nome, perché potrebbe cambiare il futuro della medicina mondiale. Jack, che oggi ha 16 anni, ha inventato un test innovativo in grado di diagnosticare tempestivamente il cancro al pancreas, alle ovaie e al polmone. Si tratta di un test rivoluzionario dal momento che questi tumori non hanno sintomi evidenti nelle fasi iniziali e, quando vengono diagnosticati, sono già in fase troppo avanzata e, perciò, letali.

Jack Andraka, che vive con la famiglia a Crownsville, nel Maryland, e frequenta la North County High School, fino ad un paio di anni fa non sapeva quasi nulla di pancreas e, tanto meno, di cancro al pancreas. Ma le cose cambiarono quando gli Andraka persero un parente e un caro amico di famiglia proprio a causa di questo tumore.

Fu allora che Jack cominciò a dedicare il tempo libero dallo studio alla ricerca di informazioni su questa patologia e rimase sbalordito dalle sue scoperte: “Il tumore al pancreas è quasi asintomatico e, di solito, viene scoperto quando ormai è troppo tardi e ci sono scarse possibilità di sopravvivenza”, ha raccontato Jack, spiegando che i test diagnostici attualmente in commercio sono ormai vecchi di decenni, molto costosi e, per giunta, non troppo affidabili: “Ero certo che si potesse fare qualcosa di meglio”.

Per questo, Jack ha trascorso l’estate del 2011 a sviluppare e perfezionare l’idea di un nuovo test molto attendibile, semplice ed economico. Dopodiché, ha spedito 200 lettere ad altrettanti scienziati e ricercatori delle varie Università del Maryland, illustrando il suo progetto e chiedendo di poter lavorare nei loro laboratori.

Ha ricevuto 199 risposte negative e un solo “forse” – quest’ultimo dal dottor Anirban Maitra della “John Hopkins School of Medicine”, che diceva di volerlo incontrare. “Mi ha dedicato del tempo, mi ha ascoltato e mi ha dato la possibilità di lavorare nel suo laboratorio, sotto la supervisione del dottor Chenna”, ha detto Jack.

La ricerca di Jack è sfociata l’anno successivo, cioè nel 2012, nell’invenzione di un innovativo bastoncino a strisce, che è in grado di testare il livello di mesotelina nel sangue oppure nelle urine. Nelle persone affette da tumore al pancreas, alle ovaie e ai polmoni questa proteina viene prodotta in eccesso e, perciò, presenta livelli elevati. Il test messo a punto da Jack si fa in 5 minuti e si calcola che abbia un’affidabilità del 90%, un costo di soli 3 centesimi di dollaro ad ogni singolo utilizzo e che, paragonato agli altri test per scoprire il cancro al pancreas, sia26.000 volte meno costoso, 168 volte più rapido e 400 volte più sensibile. Davvero incredibile per un ragazzo di soli 16 anni.

Nel laboratorio della “John Hopkins School of Medicine”, Jack ha imparato molte cose sulla coltura delle cellule in laboratorio, sull’utilizzo della centrifuga per separare i materiali organici e di altre sofisticate apparecchiature: “Ho passato intere settimane a far crescere la coltura cellulare, ma ho messo nella centrifuga un tubo della misura sbagliata e il tubo di vetro si è rotto”, ha raccontato ridendo Jack che, a causa di questo errore, ha dovuto rincominciare tutto da capo. Ma ha lavorato sodo tutti i giorni dopo la scuola, nei fine settimana e perfino il giorno del suo compleanno: “E alla fine, ho ottenuto delle strisce che funzionavano!”, ha dichiarato orgoglioso.



Questa scoperta gli ha fatto vincere l’Intel Science Fair – uno dei più importanti eventi scientifici internazionali, che ogni anno assegna borse di studio a studenti di tutto il mondo. “E’ sempre stato il mio sogno”, ha spiegato Jack. “Il solo fatto di poter partecipare è stato un grande onore e poi, quando ho vinto e mi sono trovato sul palco con i coriandoli che cadevano dall’alto, il sogno si è avverato”. Nella stessa edizione, Jack ha vinto anche il prestigioso premio “Gordon E. Moore”, dedicato al fondatore di Intel, e vari premi in categorie minori. Jack ha partecipato all’Intel Science Fair anche quest’anno, arrivando quarto nella categoria “2013 Intel Innovator – Chemistry”.

Grazie a tutti questi riconoscimenti, Jack ha incontrato il Presidente Barack Obama e l’ex Presidente Bill Clinton, ma soprattutto, come ha sottolineato lui stesso: “ho potuto conoscere persone che lottano contro il cancro al pancreas e alle ovaie, e le loro famiglie, ed ascoltare le loro storie”.

Oggi Jack continua a sperimentare le sue idee nel laboratorio del dottor Anirban Maitra, tutti i giorni e sempre dopo la scuola. Il dott. Maitra, da parte sua, è entusiasta del suo lavoro e prevede una brillante carriera scientifica: “Sentirete ancora parlare di Jack nei prossimi anni… Questo ragazzo è il nuovo Thomas Edison. Dalla sua mente usciranno molte nuove lampadine”.

di Laura Pavesi

venerdì 30 agosto 2013

LE NUOVE TECNOLOGIE CHE CI RENDERANNO SIMILI AGLI AUTOMI

UOMINI come robot. Anzi supereroi, dalle percezioni aumentate e lo sguardo bionico. In grado di collegarsi alla rete, ottenere informazioni, leggere mail. Tutto con un batter di ciglia. Il futuro è già reale, renderà superflui smartphone, tablet, persino computer e ha un nome: tecnologia indossabile. Secondo le ultime stime diVisiongain, un business da 4.6 miliardi di dollari entro fine 2013 e 70 nel 2017, che impegna colossi hi-tech in duelli a colpi di occhiali e orologi "smart". Ultimo in ordine d'arrivo è Galaxy Gear, il gioiello da polso firmato Samsung: uno schiaffo per l'iWatch Apple, bruciato sul tempo.

Due le conferenze dedicate al mondo "wearable" a fine luglio negli States, la prossima tappa sarà Zurigo con incontri per addetti ai lavori e no tra l'8 e il 12 settembre. 
Spiega Kristof Van Laerhoven, responsabiledell'International symposium on wearable technology: "C'è un'attenzione crescente per questi prodotti e il trend continuerà. I dispositivi saranno presto più piccoli, leggeri, molto più funzionali dei Pc grazie a sensori in grado di rilevare lo stato del nostro corpo e ciò che non percepiamo dell'ambiente circostante: amici nei dintorni, salubrità dell'aria. Inoltre, controllare e accedere alle piattaforme sarà più facile e veloce".

Che non sia un passatempo lo dimostrano gli sponsor: in prima linea Google e Microsoft, seguiti da Intel e Nokia. Un appuntamento che si ripete dal 1997, ma solo l'anno scorso - assicura Van Laerhoven - è balzato all'attenzione dei grandi marchi. "Prima ci seguivano solo piccole compagnie, ora no: qualcosa sta cambiando". Un segno dei tempi. Saranno trentuno i progetti, provenienti da tutto il mondo, presentati nella città svizzera durante la prossima edizione: dal sensore orale in grado di monitorare ciò che avviene nella nostra bocca, fino alla possibilità di sentire calore o refrigerio a suon di musica. Aggeggi da fantascienza cui si aggiungono congegni già in circolazione. Immaginare un inizio di giornata nel 2017, quando per gli esperti il mercato sarà maturo, diventa un gioco. Ore sette: in piedi con Lark Pro, il bracciale che sceglie il momento più adatto per svegliarti vibrando. A colazione un "nano-tattoo" misura il livello di zucchero nel sangue, mentre durante la corsa i "Sensoria socks" correggono posture sbagliate ed evitano distorsioni. Cronaca di una rivoluzione annunciata.

"È uno degli sviluppi tecnologici con maggiore potenzialità d'impatto sulla nostra vita quotidiana", assicura Annalisa Bonfiglio, professore associato all'Università di Cagliari, che da oltre dieci anni segue i progressi della nuova frontiera tech. "In Italia la ricerca è discretamente avanzata soprattutto grazie ai finanziamenti europei, ancora scarso l'investimento dei gruppi industriali, mentre da parte delle istituzioni manca totalmente una pianificazione". In futuro? "Potremo indossare sistemi di monitoraggio che aiuteranno noi a controllare la salute e i dottori a capire di più molte malattie".

Negli Stati Uniti è appena nato Glassomics, incubatore frutto della fusione tra le aziende Qualcomm Life e Palomar health, che ne studia le possibili applicazioni in campo medico. Mentre i consumatori non stanno a guardare: le vendite dei nuovi prodotti aumenteranno del 250 per cento l'anno, prevede IHS. Sì, perché l'indossabile piace. Piace al mondo sanitario. Piace agli sportivi, come dimostrano brand del calibro di Nike, con Fuelband, e Fitbit. Piace alle generazioni digitali, ansiose di sfruttare l'interazione tra nuovi marchingegni e social networks. 

Ma non mancano i rischi. Avverte il guru del Nielsen group, Don Norman, in un editoriale sul sito del Mit: "Possono aiutarci, ma anche distrarci dalle nostre attività". Annota Pete Pachal di Mashable: "Il crescente interesse per la tecnologia indossabile è in parte dovuto al fatto che la gente non vede l'ora di condividere i suoi dati, in particolare i successi". Con buona pace sia di concentrazione che di privacy. 

E se proprio non volete essere "robotizzati", niente paura. Dalla Scuola di Visual Arts newyorchese arriva la soluzione. Adam Harvey è il designer che progetta vestiti in grado di bloccare il segnale di cellulari, raggi x e scanner termici. Di colpo invisibili alla tecnologia, con un ultimo clic.


di Rosita Rjitano
fonte: Repubblica.it

mercoledì 28 agosto 2013

ATTENZIONE ALLE LAMPADE A BASSO CONSUMO

Misurazioni eseguite dimostrano che le lampadine a basso consumo generano potenti campi elettromagnetici a poca distanza dalla sorgente, fino ad un metro. Il centro indipendente di ricerche francese CRIIREM (Centre de recherche et d´information sur les rayonnements electromagnetiques) sconsiglia pertanto di utilizzare lampadine a basso consumo energetico a brevi distanze, come ad esempio per illuminare i comodini delle camere da letto o le scrivanie. La messa al bando delle lampadine ad incandescenza porterà quindi ad un aumento delle persone sottoposte ad alti livelli di radiazioni elettromagnetiche.Una lampada a basso consumo contiene da 3 a 5 mg di mercurio, una sostanza estremamente tossica per il cervello, il sistema nervoso, i reni ed il fegato. Sebbene si dica che queste lampade hanno un basso contenuto di mercurio, questo quantitativo è più che sufficiente a causare seri danni alla salute. In modo particolare sono a rischio le donne in stato di gravidanza ed i bambini piccoli, poiche’ il mercurio influisce sullo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto e del neonato.

IN UNA RIVISTA DEL GRUPPO ITALIANO LES ICARO

vi è un articolo dove le lampadine fluorescenti compatte -LFC-(note come lampadine a basso consumo energetico), considerate un toccasana per l’ambiente, provocano invece ulteriori gravi danni alle persone affette dal LES o da altre malattie (o disturbi) quali, per esempio, l’autismo, l’epilessia e l’emicrania.Non avvicinatevi a meno di trenta centimetri dalle lampade a risparmio energetico. È il suggerimento diffuso dall’Ufficio federale della sanità pubblica svizzera in seguito ad un’indagine condotta dalla «It’Is Foundation» (Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell’informazione nella società) di Zurigo diretta dal professor Niels Kuster del locale Politecnico. La ricerca voleva determinare con precisione, grazie ad un nuovo metodo di misura, i campi elettromagnetici generati dalle nuove lampade a risparmio ora utilizzate in seguito alla decisione dell’Unione Europea di mettere al bando le tradizionali lampade ad incandescenza entro il 2012. In particolare interessava stabilire gli effetti generati sul corpo umano e a tal proposito si precisa che i valori di intensità rilevati a 30 centimetri dalle lampade considerate sono inferiori (10 per cento) alla soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing Radiation Protection.

SE PERO’ CI SI AVVICINA AL DI SOTTO DEI TRE DECIMETRI

i valori misurati crescono rapidamente fino a superare in alcuni casi i limiti stabiliti. Per questo «a titolo prudenziale» l’ufficio della sanità pubblica di Berna invita a mantenere l’opportuna distanza soprattutto se le lampade restano a lungo accese come nel caso di quelle poste sulla scrivania. La ricerca è stata condotta utilizzando quattro manichini che rappresentavano un uomo, una donna, un bambino di 6 anni e una bambina di 11 scandagliati in posizioni diverse e a varie distanze. Le lampade a risparmio energetico sono dotate di un trasformatore ed emettono campi elettrici e magnetici a bassa e media frequenza che possono generare nell’organismo correnti elettriche le quali, a partire da una certa intensità, sono in grado di provocare infiammazioni dei nervi e dei muscoli. In passato era stato sollevato anche il problema dell’inquinamento perché al loro interno contengono pure una quantità esigua di mercurio (inferiore ai 5 milligrammi) che in caso di rottura del bulbo può disperdersi nell’aria. Inoltre le lampade a basso consumo con tubo fluorescente, in certe condizioni, lasciano filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti per cui ad una distanza inferiore a 20 centimetri dopo una lunga esposizione non si possono escludere eritemi cutanei. «La decisione svizzera è un buon provvedimento che dovremmo seguire — precisa Settimio Grimaldi, biofisico dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr —. E non solo per le lampade ma anche per frigoriferi e lavatrici. Anch’essi emettono campi elettromagnetici e l’unico modo di difendere la nostra saluta eliminando gli effetti negativi è quello di mantenere le distanze suggerite dall’indagine di Zurigo».

Fonte: il fattaccio

lunedì 26 agosto 2013

GLI IBRIDI GENETICI UOMO-ANIMALE GIA' ESISTONO

Sapete che in giro per il mondo numerosi scienziati sono intenti a creare delle chimere estremamente bizzarre, risultanti dalla fusione di geni umani e animali?

Negli ultimi dieci anni il campo della modificazione genetica ha avuto dei progressi assolutamente straordinari. Oggi gli studenti universitari sono letteralmente in grado di creare nuove forme di vita nei loro garage.

Purtroppo, la giurisprudenza non riesce a stare al passo con il progresso scientifico, e in molti paesi esistono ben pochi limiti a ciò che gli scienziati sono implicitamente autorizzati a fare. Come potrete leggere di seguito, in laboratori di tutto il mondo è attualmente possibile creare delle inquietanti creature ibride, umane – animali. E quella di cui stiamo per parlare è solo la roba che viene ammessa pubblicamente. Potete immaginare che tipo di esperimenti potrebbero essere in corso negli angoli bui dei laboratori segreti.

Cosa succederebbe se queste creature sfuggissero di mano ed iniziassero ad accoppiarsi? A quel punto diventerebbe quasi impossibile ricacciare il genio nella lampada. Gli scienziati sono estremamente eccitati dallo spingersi oltre i limiti della conoscenza, tuttavia ciò che stanno facendo potrebbe scatenare conseguenze del tutto impensabili.

Proprio l’altro giorno ho appreso della creazione di topi contenenti un cromosoma umano artificiale “in ogni cellula del loro organismo”. Quindi come dovremmo definire tali creature? Di certo non si tratta più di veri e propri topi.

Gli scienziati la definiscono “svolta” che potrebbe portare ad innumerevoli tipi di nuovi trattamenti sanitari. il passo che segue è estratto da un articolo intitolato: Topi con Cromosomi Umani: la Svolta Genetica che può Rivoluzionare la Medicina (link)


Gli scienziati hanno creato topi geneticamente ingegnerizzati con cromosomi umani artificiali in ogni cellula del loro organismo, come parte di una serie di studi che dimostrano come tali esperimenti possano servire al trattamento di malattie genetiche mediante terapie geniche dai connotati radicalmente nuovi. In uno degli studi non pubblicati i ricercatori hanno utilizzato un cromosoma umano artificiale, creato chimicamente in laboratorio, piuttosto che un cromosoma umano esistente, il che indica come la tecnologia stia diventando sempre più potente nel campo della biologia sintetica.

Tutto ciò può suonare piuttosto bizzarro.

Ma una cosa è la creazione di topi contenenti cromosomi umani umane artificiali; tutt’altra cosa è impiantare cellule cerebrali umane nel cervello di un ratto.

Secondo LifeNews.com alcuni ricercatori dell’Università del Wisconsin avrebbero trasferito con successo cellule staminali umane nel cervello di alcuni topi. Tali cellule avrebbero cominciato a crescere e svilupparsi e tutto ciò avrebbe causato un incremento delle facoltà intellettive dei roditori (link).


Eppure, simili esperimenti proseguono. Solo negli ultimi mesi gli scienziati della Università del Wisconsin e della Università di Rochester hanno pubblicato i dati in merito alle loro chimere neurali uomo-animale. I ricercatori della Wisconsin hanno iniettato nei topi una immunotossina per distruggere una parte del loro cervello, l’ippocampo, associato ad apprendimento, memoria e ragionamento spaziale, e trasformandoli in semi-amebe. Quindi hanno sostituito le cellule danneggiate con cellule derivate da embrioni umani. Le cellule sono proliferate e le chimere hanno recuperato la capacità di destreggiarsi nei labirinti.



I ricercatori della Rochester hanno impiantato cellule gliali umane neonate in cuccioli di topi; tali particolari cellule supportano e nutrono i neuroni. Sei mesi più tardi le bestie avevano sviluppato una maggiore capacità di risolvere un semplice labirinto e reagire positivamente a specifici impulsi condizionati. Tali protocolli potrebbero confliggere con le vigenti leggi anti-ibridi, e forse dovrebbero suscitare alcune domande. Questi topi chimerici non sono umani, ma di certo sono un passo avanti lungo il sentiero per Algernon. Tra non troppo tempo potremmo trovarci di fronte ad alcuni dilemmi di bioetica: che tipo di diritti dovremmo riconoscere a topi con cervelli umani?

È una buona idea? Vogliamo davvero iniziare a creare delle entità parzialmente umane?

A quanto pare, oggi è perfino possibile far crescere interi organi umani all’interno di organismi animali. Alcuni scienziati in Giappone contano di avviare entro i prossimi 12 mesi una coltivazione sistematica di organi umani all’interno di suini. L’obiettivo è incrementare il numero di organi disponibili per i trapianti medici, come asserisce un recente articolo pubblicato su Infowars.com (link).

Alcuni scienziati ed esperti legali nominati dal governo giapponese si riuniranno per iniziare a redigere una serie di linee guida che disciplinino la ricerca embrionale del Giappone. Se tutto procederà secondo i piani, gli scienziati contano di iniziare a coltivare organi umani all’interno di organismi animali entro i prossimi 12 mesi.

Tale ricerca suona come qualcosa da romanzo di fantascienza. Gli scienziati inseriscono una cellula staminale umana in un embrione animale per creare un “embrione chimerico” che può essere impiantato nel ventre dell’animale. Secondo il Telegraph, l’animale in questione sarà molto probabilmente un maiale.

L’embrione impiantato crescerà trasformandosi in un perfetto organo umano – un cuore, un rene, un pancreas, e così via. Poi, quando il maiale adulto sarà macellato, l’organo sarà raccolto e trapiantato in un ricevente umano.

Tuttavia, una volta che un organo umano è stato coltivato all’interno di un maiale, il maiale cessa di essere pienamente un maiale. E senza dubbio anche l’organo – essendosi sviluppato in un maiale, non potrà definirsi pienamente umano. Coloro che riceveranno questi organi dovranno prestare la loro autorizzazione affinché possa essere impiantato nei loro organismi un organo ibrido uomo-animale.

Al momento si può solo ipotizzare quali potrebbero essere le conseguenze per la specie, il giorno che dovesse affermarsi una simile pratica.

Potreste presumere che esistano limiti rigorosi in merito a questo tipo di pratiche. E in alcune aree del mondo, in effetti i limiti ci sono. Ma il più delle volte le decisioni etiche sono lasciate alla discrezionalità degli scienziati … (link)


Due anni fa l’Accademia britannica di Scienze Mediche ha pubblicato un rapporto innovativo sul tema “animali contenenti materiale umano.” Il rapporto concludeva che la maggior parte della ricerca sulle chimere è consentita dalla normativa vigente nel Regno Unito. Ma ha anche individuato alcuni esperimenti che non dovrebbero (ancora) essere effettuati, a causa di forti obiezioni etiche. Uno di essi è l’allevamento di animali contenenti sperma o ovuli umani. Un altro è quello di creare un primate non umano, ma con un cervello umanizzato.

La maggior parte delle persone resterebbe assolutamente scioccata nell’apprendere alcune delle robe che sono attualmente in corso in nome della scienza.

Per esempio, sapevate che il riso attualmente coltivato nel Kansas contiene geni umani reali? (link)

A meno che il riso che mettete in tavola non sia certificato NO OGM o provenga da una fattoria che pratica la coltivazione biologica, esso potrebbe essere contaminato da geni umani. Stiamo parlando del riso prodotto mediante biotecnologia dalla società Ventria Bioscience, ed attualmente coltivato su 3.200 ettari a Junction City, Kansas – e forse altrove. Informazioni di cui gran parte della gente non ha idea.

La coltivazione del riso Ventria viene effettuata regolarmente dal 2006 con l’ausilio di geni di fegato umano, allo scopo di prelevare le proteine artificiali prodotte da questo Frankenriso e poi utilizzarle in campo farmaceutico.

Stiamo corrompendo la natura, ma al momento ben poche persone sembrano allarmate da questo fatto. Quando nel 2011 il Daily Mail rivelò (link) che alcuni scienziati del Regno Unito hanno creato “più di 150” embrioni ibridi uomo-animale, quasi nessuno ha avuto gran che da commentare …

La scorsa notte un attivista contro gli eccessi della ricerca medica si è detto disgustato dal fatto che gli scienziati sembrino ‘dilettarsi nel grottesco’.

Le cose scoperte dal Daily Mail in merito a ben 155 embrioni “mescolate”, contenenti materiale genetico sia umano che animale, sono legittimate dallo Human Fertilisation Embryology Act approvato nel 2008, il quale ha legalizzato la creazione di una varietà di ibridi, tra cui ovuli animali fecondati da sperma umano; ‘cy-bridi’ in cui un nucleo umano viene impiantato in una cellula animale e ‘chimere’ in cui le cellule umane sono mescolate con embrioni animali.

Purtroppo, pratiche di questo tipo sono attualmente in corso in tutto il pianeta. Basta prendere atto dei molti bizzarri esperimenti ibridi uomo-animale effettuati in tutto il mondo, secondo un recente articolo pubblicato su Slate (link).

Tempo fa alcuni scienziati cinesi hanno incorporato geni per le proteine del latte umano nel genoma di un topo (link), e da allora sono create greggi di capre che producono latte umano (link). Nel frattempo, i ricercatori dell’Università del Michigan hanno implementato un sistema per fare crescere uno sfintere anale umano in un topo, allo scopo di studiare nuovi trattamenti per l’incontinenza fecale (link), e alcuni medici stanno costruendo animali con sistemi immunitari umanizzati da usare come cavie per i nuovi vaccini contro l’HIV (link).

Siete disgustati da questi esempi?

Beh, dovreste esserlo.

Ecco alcuni modi in cui gli esseri umani e gli animali vengono combinati …

- uova di coniglio contenenti cellule umane (link
- maiali aventi sangue umano (ibid) 
- pecore aventi fegato umano (ibid) 
- ovuli di mucca contenenti cellule umane (ibid) 
- proteine ibride uomo – gatto (ibid)

E questi sono solo gli esperimenti che ci è concesso di conoscere. Che razza di esperimenti malati e perversi potrebbero essere in corso, senza che l’opinione pubblica ne abbia la minima idea?

Come dicevo, viviamo in un’epoca in cui le possibilità nel campo della modificazione genetica sembrano essere infinite. Ma proprio perché siamo in grado di fare qualcosa non significa che si debba effettivamente fare.

Il film Splice ha messo in guardia sui pericoli insiti nella creazione di una nuovissima forma di vita che sia solo in parte umana. Quando creiamo qualcosa che non è né completamente umana, né completamente animale, che genere di spirito potrebbe entrare in quell’essere? Quali sarebbero le conseguenze se simili esseri si dessero ad accoppiarsi con altri animali? Potremmo finire per creare creature incontrollabili … Purtroppo, il vaso di Pandora è già stato scoperchiato e ogni giorno che passa diventa più arduo il controllo della creazione di ibridi uomo-animale. Tale tecnologia sta progredendo vertiginosamente in tutto il mondo, al punto che ormai anche gli studenti universitari sono teoricamente in grado di creare nuove forme di vita nei propri garage.

Stiamo entrando in un mondo davvero nuovo e strano, e a quanto pare nessuno è abbastanza sicuro di ciò che tali cambiamenti comporteranno.

Autore: Michael Snyder / Articolo in lingua inglese pubblicato sul sito The Truth / Traduzione a cura di: losai.eu

SCOPERTO DA ITALIANI IL CAMPO MAGNETICO PIU' POTENTE DELL'UNIVERSO

E' la prima volta in assoluto che viene osservata una magnetar, ciò che resta di quella che un tempo era una stella molto più grande del nostro Sole. E che al termine della sua vita ha generato un oggetto estremamente denso e molto simile ad un buco nero

Il campo magnetico più potente mai osservato nell'universo si trova nella Via Lattea, distante 6.500 anni luce dal nostro Sistema Solare. Lo ha scoperto e descritto sulla rivista Nature il gruppo italiano coordinato dall'astrofisico Andrea Tiengo, della Scuola Superiore Universitaria Iuss di Pavia e ricercatore dell'Istituto di Astrofisica (Inaf).

"E' la scoperta che stavamo aspettando da molto tempo", ha detto Tiengo. E' infatti la prima volta in assoluto che viene osservato direttamente un oggetto cosmico bizzarro come una magnetar. Quest'ultima è ciò che resta di quella che un tempo era una stella molto più grande del nostro Sole e che, al termine della sua vita, ha generato un oggetto estremamente denso e molto simile ad un buco nero, con un campo magnetico notevolmente grande e potente.

"Quella che abbiamo pubblicato - ha proseguito il ricercatore - è la prima misura diretta del campo magnetico di una magnetar" e quello che emerge è che si tratta del "campo magnetico più grande nell'universo attuale. Non possiamo infatti escludere che poco dopo il Big Bang siano esiste magnetar dal campo magnetico più potente di quello che abbiamo osservato".
Il risultato è il primo passo per mettere a punto un vero e proprio catalogo delle magnetar e per conoscere aspetti inediti del comportamento della materia quando viene sottoposta a campi magnetici così intensi, impossibili da riprodurre in laboratorio.

da LaRepubblica.it - scienze